venerdì 7 ottobre 2016

Poi ci fu Valeria...

 ... che poi c'è sempre stata.


Valeria fu una delle prime. 
Conoscevo poco e suonavo molto male la chitarra. 
Molto peggio di come la suono, male, oggi.


Valeria arrivò da sola. 
Tutto iniziò e finì in pochi minuti.
Pochi accordi e poche parole.
Da dimenticare. 


Invece, non la dimenticai mai. 


Era mia, solo mia e di nessun altro. 

E nonostante gli anni alcune volte, Valeria, torna e bussa alla cassa della mia chitarra, e gioca tra queste 6 corde, divertendosi e sorridendo di me.


Io la lascio fare, perchè mi piace  e mi tiene compagnia. 

In fondo, in fondo, non mi ha lasciato solo mai.

...mannaggiamannaggia... la nostalgia.
emmesse



ps: Valeria, non è reale e non è solo una donna. 





Valeria (1979) - testo.
Maurizio Sarchielli 

Un suono nel cielo si sente lontano è quello di un piano,
tristi note schiacciate dal grande muto concerto del tempo,
ma per quegli occhi bagnati le lacrime ormai si sono esaurite,

   e Valeria coglie nel prato quel fiore vietato che aveva sognato.

Io distratto incapace di farti morire io grande vigliacco, 
loro distinti signori gente perbene grandi coglioni, 
tu folletto di bosco rugiada del cielo del tempo di agosto. 

   e Valeria coglie nel prato quel fiore vietato che aveva sognato.

Poi l'acqua del mare bagnava i tuoi fianchi copriva il tuo cuore, 
nel cielo, quei gabbiani bianchi capivano il nostro dolore, 
sebbene il sole sorgeva, l'inverno finiva, la vita iniziava, 

   e Valeria coglie nel prato quel fiore vietato che aveva sognato.

Ora, ti gira la testa ti senti felice non sei più la stessa, 
il corpo, ormai se ne è andato, te l'hanno rubato ma dove è finito
e dormi, dormi e non ti svegli e mi lasci da solo con quelli 
e dormi, dormi e non ti svegli e mi lasci da solo con quelli. 

  e Valeria muore nel prato con in mano quel fiore che aveva sognato.

Un suono nel cielo si sente lontano è quello di un piano,
tristi note schiacciate dal grande muto concerto del tempo.




Nessun commento:

Posta un commento